iPad e Email Marketing

Leggi/commenta | Postato il 17 giugno 2010 | Categoria: Web&Tech Stuff | Tag: ,

Articolo scritto per: Bancomail – Neosoft

E’ passato quasi un mese dall’uscita in Italia dell’iPad. Oggi lo troviamo per strada tra le mani dei più tecnologici e nei negozi tra quelle dei curiosi. Se ne parla nei blog, su Yoube ed è certo che, nonostante le iniziali perplessità, sarà un successo come ogni prodotto Apple. Ma cosa può significare l’iPad per l’Email Marketing? Quali opportunità, quali criticità?

Una nuova piattaforma

L’iPad non è né un portatile, né quello che molti hanno suggerito essere un semplice iPhone sovradimensionato. Spesso Apple ha precorso i tempi e le attitudini. Che anche questa volta Steve Jobs e i suoi collaboratori abbiano anticipato un nuovo standard per la mobilità? Piuttosto che una nuova modalità per fruire, finalmente comodi sul divano e senza l’ingombro e il calore di un notebook, di internet e altri contenuti multimediali?

I contenuti?

L’antipatia tra Flash e Steve Jobs è ormai risaputa. Ma sono le potenzialità che Apps e HTML5 rappresentano, a mostrare le nuove frontiere su cui si confronterà il marketing a venire. Queste riguardano per lo più contenuti multimediali e in particolare video. Uno schermo da 10 pollici con una incredibile qualità video è certamente un’ottima chance per veicolare nuovi tipi di messaggi.
In apparenza questo sembra non avere a che fare con l’email marketing: in realtà descrive lo scenario in cui sempre più ci si muoverà. Provate a immaginare un nuovo modo di concepire l’email, con contenuti video e tutto quello che tecnologie come l’HTML 5 possono portare…

Ma le email?

L’iPad è progettato per colmare il divario tra smart phones e portatili. Le sue applicazioni principali permettono di guardare web TV, leggere libri e soprattutto navigare in Internet. In sostanza lo scopo principale non è quello professionale, ma quello personale ludico.

Questa particolarità aiuta a comprendere perché chi leggerà le email dal proprio iPad lo farà più probabilmente in un contesto di relax. Una situazione che lo renderà più incline a concedere all’email il beneficio del dubbio prima di considerarla un’informazione non richiesta.

Chi costruisce le proprie email promozionali secondo le più comuni linee guida del e-marketing, non ha nulla di cui preoccuparsi. L’iPad utilizza lo stesso motore di visualizzazione del webkit di Safari, perciò se le vostre email sono correttamente visualizzate in Safari, non avranno problemi neanche su iPad. Gli sviluppatori però lo sanno: testare è sempre un passo necessario. Per assicurarsi che la maggior parte della propria audience non abbia problemi di lettura, può essere sufficiente controllare le webmail più famose: Yahoo!, Hotmail, Gmail e Libero.

Quindi non devo cambiare niente?

Ad oggi, no! In breve, iPad offre riquadri di lettura più ampi e consente all’utente di interagire con scenari multimediali. Questo comunque non dovrebbe avere una grossa influenza sull’impostazione della vostra creatività. Anzi, il beneficio di un riquadro d’anteprima più ampio è evidente. Un client tipico come Outlook o Gmail tenderà a visualizzare solo la parte superiore della mail (che spesso contiene un header con le informazioni standard dell’azienda emittente) talvolta disabilitando le immagini. Su iPad le immagini sono visualizzate per impostazione predefinita e i destinatari sono in grado di vedere, a colpo d’occhio, la maggior parte del messaggio. Inoltre il minimalismo dell’applicazione Mail, priva della sovrabbondanza degli strumenti cui siamo abituati, pone in primo piano la comunicazione evitando gli elementi di disturbo.

In definitiva..

Ci piacerebbe incoraggiare tutti i markettari dell’email a provare un iPad per osservare direttamente come i propri messaggi vengono visualizzati. Se però l’idea di comprare un’iPad non vi fa impazzire, ecco qualche strumento che vi può essere utile:

  • iPad Peek
    Non è proprio un fedele emulatore iPad, ma da un’idea (gratuita) di come probabilmente apparirà un’email su iPad, a seconda anche del suo orientamento
  • iPad Stencil
    un’iPad da stampare per abbozzare le proprie creatività
  • il Wireframe in Psd

Google MayDay

Leggi/commenta | Postato il 14 giugno 2010 | Categoria: Web&Tech Stuff | Tag: , , , ,

Articolo scritto per: Bancomail – Neosoft

Una riduzione degli accessi provenienti da Google. In breve è un fenomeno che pare verificarsi su alcuni siti negli ultimi giorni e che è stato ironicamente ribattezzato Google May Day, in considerazione non solo del riferimento al famoso di messaggio di soccorso, ma anche al mese (maggio, in inglese may) in cui si è presentata questa circostanza. In particolare sembra che questo fenomeno avvenga esclusivamente sulle cosiddette chiavi long tail, ovvero quelle costituite da tre o più termini che costituiscono però circa il 75% sul totale delle ricerche effettuate su Google.

C’è chi parla di una perdita del 50% del traffico in pochi giorni, chi addirittura del 90%. In realtà ancora la situazione non è chiara. Tra le motivazioni più accreditate vi è quella secondo cui Google sta snellendo il proprio database e dunque l’indice di ricerca. Questo fatto è forse da collegarsi al recente annuncio di una nuova infrastruttura chiamata Caffeine che permetterà a Google di aumentare la velocità delle ricerche.

Tedster, amministratore di Webmaster World ha citato un brevetto per spiegare il suo punto di vista:

Mi chiedo se Google abbia fatto delle modifiche nel suo approccio relativo all’indicizzazione “phrase-based” – qualcosa che l’infrastruttura di Caffeine rende fattibile. Di recente, in quell’ambito c’è stata una certa attività dal punto di vista dei brevetti.
L’indicizzazione di frasi è normalmente evitata a causa della potenza di calcolo e dei requisiti di memoria necessari per identificare tutte le possibili frasi con 3, 4, 5 o più termini.
Per esempio, partendo dal presupposto che ogni 5 parole potrebbero costituire una frase, e che un grosso “corpus” potrebbe contenere almeno 200.000 termini univoci, si arriverebbe ad un numero di possibili frasi che nessun sistema potrebbe attualmente memorizzare o manipolare a livello di codice.
In altre parole, fino a poco tempo fa le query per frasi lunghe potevano ritornare un risultato “best guess” utilizzando una serie di fattori secondari – ma ora Google ha l’infrastruttura per indicizzare in modo più diretto le frasi più lunghe.
E’ solo un brainstorm, e non ho dichiarazioni di fatto in tal senso. Ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

In sostanza Tedster afferma che solo un sito che riceve la maggior parte di visite da ricerche di tipo long tail può rilevare questo cambiamento, a fronte tra l’altro di un monitoraggio già attivo su questa linea.
Sul fatto che sia avvenuto un cambiamento di Google comunque si concorda, d’altronde Matt Cutts, dalla divisione Search Quality di Google, ha dichiarato che dietro al May Day c’è una modifica degli algoritmi di Google. Quello nuovo, in breve, darebbe minor peso alla combinazione esatta delle chiavi di ricerca per ponderare, sul senso complessivo del documento web, la rilevanza e l’autorità delle trattazioni (agendo sul ranking).
Questo significa che i siti che rilevano una riduzione del traffico continuano ad essere indicizzati da Google, ma ottengono un posizionamento inferiore. Stando alle dichiarazioni di Matt Cutts il cambiamento impatta maggiormente sulle chiavi di tipo long tail in quanto generano un largo numero di ricerche come aggregati, ma un numero molto basso di traffico individuale.

Per questa ragione i cambiamenti sembrano avvenire principalmente su siti molto grossi con contenuti specifici slegati tra loro: un esempio sono i portali di e-commerce che contengono schede di molti prodotti, ma non generano una considerevole quantità di link esterni né hanno un particolare valore aggiunto sui temi trattati.

Nel caso di siti che hanno strutturali difficoltà ad attirare link esterni cosa si può fare? Il suggerimento per il momento è quello di cercare di isolare le query svalutate e individuare invece quelle vincenti in modo da evidenziare le qualità che entrano in gioco.

Su Flash (Steve Jobs)

Leggi/commenta | Postato il 30 aprile 2010 | Categoria: Web&Tech Stuff | Tag: , , , ,

(via http://www.foxtrot.com/2010/03/03212010/)

E’ da ieri che si parla e parla dell’articolo sul blog di Apple con cui Steve Jobs ha definitivamente sancito la chiusura di Apple a Flash. In una lettera aperta intitolata dal naif  “pensieri su Flash” ha esposto le cinque ragioni fondamentali per il cosiddetto “flashblock”:

  1. Flash è un sistema chiuso. Se anche Apple lo è per quanto concerne il lato software, un approccio di questo tipo è improponibile (soprattutto oggi) per il web.  Infatti CSS, Javascript e Html sono linguaggi aperti, in particolare Jobs si focalizza sull’Html 5 che definisce il nuovo web standard, controllato tra l’altro da un comitato di cui fa parte anche Apple.
  2. Sebbene Adobe accusi Jobs di impedire agli utenti di iPad, iPhone e iPod di visualizzare circa il 75% dei contenuti web (personalmente mi sembra un numero un po’ alto), Jobs fa notare come il recente formato h.264 sia ormai diffusissimo e permetta di fruire oltre al diffusissimo YouTube, anche Vimeo, Netflix e presto anche Facebook che finalmente aprirà il supporto ad Apple nella sua applicazione. Per quanto riguarda i giochi invece, l’App Store con centinaia e centinaia di applicazioni, spesso gratuite, scaricate dimostra che Flash non è necessario per fornire contenuti multimediali.
  3. Senza tanti giri di parole Steve Jobs afferma che Flash non è affidabile.  Su Mac ha da sempre prodotto problemi e lo stesso dicasi per i dispositivi mobili. A supporto di questo, Jobs ricorda il coinvolgimento di Symantec che nel 2009, proprio a proposito di Flash, aveva decretato il peggior livello di sicurezza.
  4. Jobs passa poi a un’accusa di tipo tecnico affermando che l’adozione da parte di Adobe di h.264 non è stata implementata correttamente in quanto la codifica avviene nel modo errato, in un modo che consuma quasi del doppio la batteria dei dispositivi Apple rispetto all’adozione corretta di questa tecnologia.
  5. La penultima ragione è dal mio punto di vista di sviluppatrice web molto importante. Jobs evidenzia come la tecnologia Flash sia adeguata a un approccio mouse, ma non adatta ai dispositivi touch. Rendendosi necessaria una revisione di questo approccio, Jobs ritiene dunque che sia più fruttuoso incanalare queste energie nell’utilizzo delle nuove tecnologie, ovvero i già citati Css, Js e Html5.
  6. L’ultima ragione è per Jobs la più importante: Apple non vuole aiutare Adobe a scrivere app per iPhone, fatto che tra l’altro ostacolerebbe il progresso della piattaforma; l’obiettivo di Apple è aiutare a produrre applicazioni e contenuti multipiattaforma.

Steve Jobs conclude scrivendo che la valanga di applicazioni e possibilità disponibili sui dispositivi Apple dimostra che Flash non è più necessario e che Flash è stato un grande prodotto per l’era del PC, ma occorre rendersi conto che quell’era è finita per lasciar posto a quella dei dispositivi mobili (low power e touch) e dei formati aperti. Jobs conclude con una provocazione a tutti gli effetti invitando Adobe a concentrarsi maggiormente sulla produzione di strumenti funzionali, piuttosto che perdere il proprio tempo criticando Apple.

La risposta di Adobe non si è fatta attendere: l’azienda pur affermando che sta lavorando su nuove piattaforme, ha contrattaccato Apple accusandola di imporre limiti oppressivi agli sviluppatori.

Penso che questa telenovela inviti a riflettere sul significato di linguaggio e software aperto, sul punto in cui finisce il profitto aziendale o personale e soprattutto su quando entra in gioco la libertà del consumatore di fruire e produrre contenuti, nonchè sulle necessità del progresso tecnologico.

Rif: http://www.apple.com/hotnews/thoughts-on-flash/

Considerazioni sulle interfacce Touch

Leggi/commenta | Postato il 7 aprile 2010 | Categoria: Web&Tech Stuff | Tag: ,

Manipolazione Niente tastiera, rapporto diretto; niente di complicato come un file system tradizionale: tutto immediato ed a portata di dito. È la manipolazione che a molti utenti manca: muoversi tramite un mouse anziché attraverso il più naturale strumento che sono le nostre mani. Del resto per Apple il percorso era iniziato con le GUI (Graphical User Interface) dei primi Mac: vedere, manipolare, spostare: al bando tutte quelle righe di codice! Ora che la tecnologia lo consente Steve ci porta verso un nuovo livello grazie all’esperienza fatta su iPhone. (articolo completo)

Questo pezzo tratto dal post dall’amico Claudio Meirana dedicato all’iPad, mi ha portato a qualche riflessione sulle interfacce touch.

Un tempo sembravano fantascienza, nel 2002, nel film Minority Report, Tom Cruise riordinava le proprie idee su un enorme schermo muovendo gli elementi con le proprie mani. Oggi questo è realtà in diverse tecnologie: iPod, iPad, notebook e schermi touch, ma anche Nintendo Wii. Le interfacce touch o quelle che interpretano i movimenti sono dunque il presente, non il futuro, per i device tecnologici che vedremo d’ora in avanti.

Ciò che osservo è che paraddosalmente ciò porterà a una maggiore immediatezza rispetto alle interfacce tradizionali cui ci siamo abituati: pulsanti e bottoni.

L’interruttore Switch è tra gli oggetti che io amo di più, legato a un rapporto con la mano e a un rapporto sonoro con il click. — Achille Castiglioni

Non è forse il primo modo che da bambini abbiamo per interagire col mondo quello di toccare, prendere e scuotere? L’esperienza d’uso dei comandi touch semplifica e rende più naturale l’interazione. Pulsanti, manopole e menu hanno da sempre richiesto libretti di istruzione e approccio allo specifico device. Ognuno ha il suo metodo e le sue codifiche. Usare i prodotti touch significa affidarsi al proprio istinto, muovendo mani e dita, come porta a fare intuizione e logica. Non è un caso che dispositivi vincenti come iPhone (e dunque iPad, la copia in grande di iPhone secondo alcuni) presenti un solo tasto, anzi due se consideriamo quello di spegnimento. E non è neppure un caso che questi dispositivi Apple vengano venduti con libretti di istruzioni più simili  a cartoline di benvenuto: nessuna informazione è data alle modalità d’utilizzo. Non servono. Con un’interfaccia touch possiamo così toccare lo schermo nel punto esatto che vogliamo mettere a fuoco per una fotografia, spostare cose, ingrandire o rompicciolire, possiamo cioè utilizzare fisicamente lo strumento attraverso le nostre idee.

Se il tocco, il touch, è come credo il raggiungimento dell’immediatezza, ottenuto dal passaggio dalla ruota alla costruzione di sistemi sempre più complessi che hanno permesso solo dunque di semplificare, non stupisce neppure che siano i giovanissimi ad essere più a proprio agio con queste tecnologie. C’è chi dice che vi siano nati con la tecnologia, ma non è qui il punto: se nel bambino non vi è ancora stata interazione con strumenti moderni o contemporanei, allora significa che l’interfaccia touch è di fatto nativa per l’uomo. Ovvero non va appresa, ma solo applicata. Chi invece è più avanti con gli anni, con una conoscenza più o meno approfondita della tecnologia, deve comunque disintossicarsi dalle vecchie interfacce che prolungavano le proprie mani tra il sè e lo strumento. Il touch elimina il mezzo.

Naturalmente questo non significa che se l’interfaccia è nativa per l’uomo, non c’è bisogno di un concept studiato per questo tipo di interazione. In questo senso, le differenze sul mercato sono più che evidenti!

Come fare uno screenshot su iPhone (anche non JB)

Leggi/commenta | Postato il 25 febbraio 2010 | Categoria: Web&Tech Stuff | Tag: ,

Con il termine screenshot si indica la cattura, lo scatto fotografico di ciò che viene visualizzato in un determinato istante sullo schermo di un dispositivo. Sul proprio PC sappiamo che basta premere il tasto Stamp e andare poi ad incollare su un programma di grafica (Paint va bene, meglio Photoshop o Gimp, ma funziona anche su Word) e salvare.

Ma è possibile farlo anche su iPhone (a patto che abbia almeno il firmware 2.0). Per salvare la schermata di una pagina web ad esempio bisogna tenere premuto il pulsante home (quello in basso, cioè.. l’unico bottone sulla facciata dell’iPhone) e cliccare brevemente quello d’accensione (in alto). Lo screenshot viene salvato automaticamente nell’album immagini del telefono (se avete i suoni abilitati, sentirete il rumore dello scatto, a conferma dell’effettivo salvataggio).

A questo punto per salvare le immagini (che verranno in formato .png) è sufficiente collegare il proprio iPhone al PC e accedere alle immagini tramite Eplora Risorse. :)

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