Quindici libri non ragionati

Leggi/commenta | Postato il 4 gennaio 2010 | Categoria: Something about me | Tag:

  1. Senza Sangue – Alessandro Baricco
  2. Seta – Alessandro Baricco
  3. Oceanomare – Alessandro Baricco
  4. E’ una vita che ti aspetto – Fabio Volo
  5. Il giorno in piu – Fabio Volo
  6. Pura Vita – Andrea De Carlo
  7. Arcodamore – Andrea De Carlo
  8. Stefano Benni – La grammatica di Dio
  9. Alda Merini – Folle folle folle d’amore per te
  10. I vagabondi del Dharma – Jack Kerouac
  11. 11 minuti – Paolo Cohelo
  12. Banana Yoshimoto –  Kitchen
  13. Milan Kundera – L’ insostenibile leggerezza dell’essere
  14. Sandro Veronesi – Caos Calmo
  15. Khaled Hosseini – Il cacciatore di aquiloni

25 fatti su di me

Leggi/commenta | Postato il 4 marzo 2009 | Categoria: Something about me | Tag:

Ho fatto un giochino su Facebook che mi è piaciuto molto. Lo posto anche qui.

1. La mia famiglia me la sono scelta negli anni a scapito delle convenzioni.
2. Sono contenta di essere scontenta. Il non raggiungere un obiettivo mi mantiene attiva con nuove aspettative.
3. Le situazioni incomplete mi lasciano sospesa. Mi rendo conto di essere troppo inflessibile, seppur in modo “polite”, anche laddove dovrei fermarmi. Capisco che talvolta lo faccio per ristabilire i contesti “regolari”, ma una volta ottenuti, e magari scoperchiate le situazioni, non ho più nessun interesse in quella persona o quella situazione che avevo già reputato non meritevole.
4. Ho la sindrome Whoopi, ma solo pochissime persone care sanno di che si tratta. Googlare non serve, visto che l’ho inventata io.
5. Mi sento molto vicina alla canzone Capelli di Niccolo Fabi: “io senza capelli sono una pagina senza quadretti, i capelli sono rifugio per gli insetti, un nido per gli uccelli che si amano tranquilli fra i miei pensieri e il cielo. Sono la parte di me che mi somiglia di più”. Credo di aver sviluppato una sorta di crinopatia per cui a capelli lisci corrispondo più lineare, e a capelli ricci corrispondo a più felice e creativa.
6. Penso che non si debba cercare, ma trovare e che ci siano venti a cui non ci si può sottrarre.
7. Odio espressioni intercalari come “tranquilla” o “ci mancava ancora che”, le trovo inutili ed irritanti. Amo l’uso di “sebbene”, “benché” e “qualora”. Venero il congiuntivo che cerco di difendere dalla sua rottamazione (il che spiega il fatto precedente).
8. Invidio la parlata, la verve di persone come Luciana Littizzetto o Alessandro Cattelan (già)
9. Talvolta odio gli sms e maledico i giovani d’oggi.
10. Ho letto un sacco di libri zen, ma non riesco ancora a farli completamente miei.
11. Sto imparando a prendere certe cose con più distacco. Tengo molto all’integrità personale.
12. Credo nel destino e ho una serie di interessanti e brillanti teorie in merito.
13. Collegarmi a Gmail è un rituale.
14. Mi piace guardare film e telefilm in lingua, ma solo dopo mezzanotte.
15. Sono un po’ cinica e posso essere piuttosto nevrotica.
16. Non so perché, non ricordo di aver guardato alcun cartone da piccola, fatta eccezione per Denver, di cui probabilmente ero l’unica fan, e pochi altri.
17. Ho sempre amato Genova, ma credo di cominciare a odiarla. Probabilmente ho solo bisogno di starne lontana per un po’.
18. Mi piace avere la voce roca e non mi piacciono le mie mani.
19. Sogno un viaggio on the road in cui perdermi. Naturalmente solo tra donne!
20. Anni fa avevo un blog, scrivevo ed ero piuttosto apprezzata. Ho messo da un bel po’, e ricominciare è impossibile. E’ una cosa che mi dispiace.
21. Non ho ancora capito se ho poca fiducia in me, o se invece ne ho fin troppa. In realtà mi trovo interessante, ma spesso mi tratto da mediocre.
22. Summertime è una delle più belle canzoni al mondo. Billie Holiday ed Ella Fitzgerald mi tolgono il fiato, Janis Joplin mi strappa l’anima, ma Tori Amos (rarissima) è come un Prozac . Potrei fare un cd con queste quattro versioni in loop e non chiedere altro per molto tempo probabilmente.
23. Se sono nervosa mi do spesso il burro di cacao (infatti ne ho sparsi ovunque) e mi lavo spesso le mani.
24. Invece che dalle scarpe, sono ossessionata dagli orecchini. Seguono le borse.
25. Al dolce, preferisco il salato.

Savoir-faire

Leggi/commenta | Postato il 23 gennaio 2008 | Categoria: Something about me | Tag: , ,

Ho provato invidia oggi. Per qualche minuto verso una collega copy. Altre, le chiedevano di limare una relazione da loro scritta, di uniformare lo stile. Ma soprattutto di renderlo accattivante e sapiente.

Non è il copy che voglio fare, al momento per lo meno. Non mi dispiace, ma sto bene nel mio mondo di pixel. Ma ho provato invidia per l’importanza attribuita alla collega. L’importanza di saper girare le sorti di quel testo.
Un’importanza elitaria, non di professione.

Era un’invidia pulita, senza nulla toglierle. Sono felice se penso che c’è chi ha riservato parole analoghe per me, in passato. Quando aspiravo a fare il copy e tutto il resto che ha a che fare con le parole.

Ma ci sono cosi tante cose che vorrei sapere ed esprimere da farmi preoccupare che non mi basti una vita intera, se non saltando, di qua e di là, assaporando, dimostrando, esprimendo e scappando, per poi correre altrove, verso qualcosaltro.

Nella tua borsa c’è tutta la vita

Leggi/commenta | Postato il 30 dicembre 2007 | Categoria: Something about me | Tag:

Navigo il sito Braccialini e leggo “Nella tua borsa c’è tutta la tua vita!” (Carla Braccialini). Mi piace, me la segno in testa questa frase. Una di quelle perle di topos umani facili e funzionali per il marketing.

Poi, da donna che oltrelegambec’èdipiu (la borsa, appunto) e da quellocheledonnenondicono (lo tengono nella borsa), mi viene voglia di descrivermi attraverso la mia borsa, insomma, una roba scritta tipo questa qui. Perchè alle donne in fondo gli si dice sempre “maquantarobacitieni” e la risposta è semplicemente.. quanta ce ne sta. E’ come una piccola casetta in miniatura, una toilette smontabile e rimontabile ovunque, pronta all’uso come barbieseradanzante in tutti i suoi accessori. Tanto da far sembrare Mary Poppins una sciamana inebriata da un antico blasonato rituale oscuro.

Bè, non ho sempre la stessa, non la cambio solo per stile, ma anche per umore, siccome contiene la mia vita. E’ un periodo massiccio per me, un periodo ocra, terra di siena, color noce questo.

Apro e svuoto: chiavi, penna usb, penna del caffè, badge dell’ufficio (itinerante nella borsa), burro di cacao labello alla fragola (che non si trova facilmente nei negozi, ma che lenisce al meglio lo stress. che quando ce l’ho – lo stress – le labbra mi pulsano e si sgretolano e solo Labello sa come farmi tornare il sorriso), campioncino di crema dior (i campioncini andrebbero acquistati in prima istanza, poi dopo ti danno lo shampo o il resto. insomma, sono cosi comodi nelle loro confezioni bonbon), portafoglio braccialini modello madrid nuovo ma già colmo (e qui capiamo la natura di questo post), cartoline promozionali che si trovano nei pub (le adoro!), cellulare_1 (N73), cellulare_2 se l’uno è scarico di batteria o soldi (archeologico quando mitico 3310), lettore mp3 zen micro con custodia calzino canon (generalmente spaiati), biro bic blu con elastico rosso per i capelli (ok, ora sono corti, ma fa tanto genoa), chunghini (al momento happydent white), freshmint Impact (il package è stupendo, ne ho più 4 o 5 e temo di non finirle per non dover buttare il pack), specchietto SephoraExpress con spazzola annessa (mai usata, ho i capelli ricci io), bustina anni40 clicclac con microspazzolino e microdentrifricio (campione omaggio online), assorbente e salvaslip che non si sa mai, fondotinta, rossetto o lucidalabbra (a seconda dell’umore.. dal rosa sereno al rosso furia), collirio, due pastiglie di efferalgan, campioncino profumo Allure, fogli vari, appunti e scontrini non più utili, moleskine presto in sostituzione con l’agenda minima delle supercose, un altro rossetto (ero di un altro umore), una sim (ecco dov’era), matita dell’ikea (la punta si autogenera, credo), un paio di orecchini di riserva (perchè mi dimentico sempre di mettermeli io), fazzoletti e bambolinavoodools (non ho resistito, è un guerriero del drago, dice il foglietto allegato), sciarpino nero sottilissimo per le emergenze, guanti rosa da due euro presi ai mercatini che si stanno già sfacendo, guanti seri e brillosi che pero volevo mettermi quelli rosa e allora li porto entrambi, bustina di zuchero di canna (confesso, ai bar se posso ne rubo un paio ogni tanto, è che in ufficio alla macchinetta abbiamo solo lo zucchero bianco, insomma), spiccioli sparsi.

Che questa sia io? Forse. In realtà in ogni borsa messa in ferie, nell’armadio, ho dimenticato dentro qualcosa.

Costruire

Leggi/commenta | Postato il 29 maggio 2007 | Categoria: Something about me | Tag:

Sono una grafica. Visual Designer. Ci provo. Faccio il possibile. Ho studiato, e studio, per usare principi, e integrarli con la mia visione delle cose. Per comunicare qualcosa senza usare le parole.

Si narra che un giorno un anziano signore fosse andato a visitare un cantiere dove si stava costruendo una Cattedrale. Visti tre operai che stavano tagliando pietre, pose loro questa domanda: «di che cosa vi state occupando?».Il primo tagliapietre rispose: «di guadagnarmi la vita».

Il secondo: «di tagliare la pietra».

Il terzo: «di costruire una Cattedrale».

L’uomo si rese conto che aveva a che fare con tre persone fra loro molto differenti. Il primo lavorava per la sopravvivenza e non si interessava al mondo dei simboli. Il secondo era un buon tecnico che non si interrogava sul significato dell’opera. Il terzo operaio, al contrario, sarebbe senza dubbio diventato un Maestro, perché, pur lavorando alla pietra singola, aveva già la visione di tutta la Cattedrale che si innalzava verso il cielo. Egli comprendeva bene come il suo semplice lavoro fosse finalizzato a realizzare un tutto armonico pregno di significato simbolico.

Capita che i clienti chiedano qualcosa di vago, spesso è cosi. Hanno un’idea e neanche loro lo sanno bene cosa vogliono.

Tu sei una sorta di burella per loro. Loro lo vogliono, tu lo esegui. Hai un impegno sopraffino nei loro confronti.  Devi capirli, capire il loro desiderio. Capire la loro necessità comunicativa. Stai costruendo la cattedrale e sta a te capire quali siano i mattoni giusti e la giusta calce che li porti in alto.

Altre volte i clienti sanno già cosa vogliono. Ma non sono in grado di farlo. Tu devi esaudire un loro sciocco desiderio. Sciocco come tutte le cose di cui si dovrebbe vivere. Sciocco, ma serio come un quadro. E loro ti saranno riconoscenti. Per 15 minuti forse. Ma oggi vogliamo tutti più di un 15 minuti di celebrità.

Oggi mi è stato fatto un complimento strano. L’essere entusiasta di qualcosa di cui non ero conscia di esser entusiasta.

Sì. Io voglio essere un’entusiasta anche quando il mio lavoro è operaio e fordista, che capita, come in tutte le cose. Come in tutte le cose che possano dirsi le migliori, con le loro eccezioni. Voglio costruire cattedrali  nella mia vita, voglio i miei 15 minuti di celebrità, da godermi anche da sola, con me stessa. Ma io li voglio.

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