Se sei fortunato ti ricordi l’ultima volta. Te la ricordi perchè lo sapevi, sapevi che era l’ultima. L’ultima volta che hai visto qualcuno, che hai baciato una persona, che hai guardato con gli occhi negli occhi. Se sai che è l’ultima volta e ne hai la capacità, provi a rallentare il tempo per memorizzare e bloccare gli attimi, così come il cuore. E tutto ti resta dentro.
L’ultima volta
United States of Tara (and me).
From birth, each of us sets out to discover who we really are. But when trauma occurs, we create ways to survive. Often, we split into pieces and abandon the most vulnerable parts of ourselves, boxing them up in tidy packages and tossing them away. Later, we spend our lives looking for these parcels, hoping to meet someone who can help us find these lost splintered pieces of ourself.

Sogni e creatività (e laser PRK)
Una settimana fa mi sono sottoposta all’intervento per la riduzione della miopia tramite laser. Il mio medico curante ha scelto di usarela tecnica PRK: il laser a eccimeri permette risultati più precisi con un intervento meno invasivo a livello chirurgico. Gli svantaggi sono i tempi di recupero e l’immediato dolore (a volte o per alcuni molto forte) post operatorio che perdura qualche giorno in più rispetto alle altre tecniche. A una settimana dell’intervento la mia vista è già quasi sufficiente, ma ci vorrà almeno un mese perchè possa arrivare al totale recupero che l’intervento ha consentito.
Sebbene il mio post operatorio sia stato tutto sommato positivo (confrontato con altri casi e persone che hanno subito questo tipo di intervento) ho comunque passato tre giorni davvero dolorosi. In parte per l’inizio della riformazione dell’epitelio corneale (che era stato rimosso per permettere l’intervento), ma soprattutto per il fastidio alla luce (e per luce intendo anche ogni microparticella notturna) e per la presenza delle lenti protettive da tenere per un totale di 4 giorni e mezzo. Ovviamente in qualità di corpi estranei erano piuttosto fastidiose, col tempo si sono fisiologicamente un po’ sporcate e hanno provocato naturalmente una gran secchezza agli occhi. Già dal secondo giorno dopo l’intervento il dolore si è fatto vivo e non potendo far poi molto in realtà (la vista era molto sfuocata, anche se già migliore, in più secchezza, bruciore e luminosità..) ho cercato di riposare il più possibile per evitare di stancare gli occhi procurandomi più dolori (e anatemi!).
Così, insomma, ho dormito tipo 4 giorni. Non sono una a cui piace la pennicchella, mi piace dormire la domenica, ma non riesco ad andare troppo oltre. E’ pazzesco come la noia (ok, sì, stavo anche male) alla fine ti faccia comunque addormentare, sempre e comunque. Ma la cosa che più mi ha stupito è stata la quantità di sogni che ho incredibilmente prodotto! Botte di due o tre sogni per ogni nap che mi prendevo. Moltiplicati i nap per le ore del giorno e aggiunte le ore di notte, avrei materiale a sufficienza per un libro tascabile! In realtà sono stata contenta di questo, forse mi addormentavo per la curiosità di sapere cosa sarebbe accaduto ancora nella mia mente? Ma mi sono soprattutto illusa che questa capacità significasse una certa dose di creatività, che nel mio lavoro è assolutamente necessaria. Così mi sono documentata un po’.
Rispettare il proprio sogno è cosa importante: decifrarlo è uno strumento utile per se stessi e un buon allenamento di decostruzione dei linguaggi di comunicazione, siano essi primitivi o evoluti. Comunque, è pur vero che moltissime opere d’arte sono state concepite in sogno. L’arte ha un posto privilegiato poichè è un luogo del comportamento e dell’espressione umana, di cui il sogno è condizionato, che però non è vincolato dalle esigenze del reale: l’azione è libera. Nella storia poi, ci sono addirittura testimonianze di scoperte scientifiche ottenute nel sogno. In effetti anche nel sonno, il nostro cervello continua a lavorare, ecco anche perchè progressi che terapie psicoanalitiche non testimoniano, si catalizzano nei sogni.
La creatività giunge con l’alternarsi della concentrazione, dell’utilizzo degli strumenti appresi, con la distensione in cui le idee in un certo senso si mettono in circolo. Non basta lo sforzo, ma neppure la semplice distensione. I nuovi pensieri nascono per lo più dal caso che consente a idee lontanissime di incontrarsi fortuitamente:
Il pensiero logico-razionale, proprio dell’emisfero sinistro, è limitato, qualora non venga usato in complementarità con il pensiero libero, simbolico e immaginativo proprio dell’emisfero destro e tipico dei sogni. Dall’armoniosa integrazione di entrambi i poli, quello notturno, con i suoi processi incontrollabili e creativi, e quello diurno con la sua logica e la sua razionalità, nasce un equilibrio meraviglioso e un’alchimia feconda. (Olga Chiaia, psicologa psicoterapeuta)
D’altronde anche Freud, tra le altre cose, diceva che la creatività umana dipende dall’inconscio. Pur non avendo mai elaborato teorie speciali sulla creatività, Freud ha individuato nel sogno un luogo possibile di creatività. L’inconscio condiziona l’attività umana e dunque il sogno, quest’ultimo però si libera dalle condizioni di repressioni tipiche della vita.
L’aiuto creativo di un sogno è spesso sottovalutato, ma l’ispirazione viene da tutto: viene dagli altri, dai muri, dalle forme delle nuvole, e ovviamente anche da noi stessi. Un trucco è trascrivere fedelmente al risveglio tutto ciò che si ricorda, la memoria a breve termine cancellera presto i dettagli lasciando forse solo alcune traccie.
Piazzale Olimpia
Qualcosa che scrissi nel 2006, un ottobre. Un ottobre nel quale cambio la mia vita. E tutto iniziò là, in piazzala Olimpia.
Sembra l’altroieri scendere dal bus e vedere un manifesto con un corso per Web-Designer. Sembra ieri stampare, compilare, faxare, chiedersi se c’è da pentirsi.
Sembra l’altroieri lo sciopero dei treni, il primo esame, dei compagni d’esame che ricordo a malapena. Uno sguardo di ricerca, chiedersi chi sono, come saranno, ma saranno loro poi?
E sembra l’altroieri la telefonata, “sì, lei è passata”, il colloquio, la visita medica. E ancora facce che conoscevo solo a malapena.
Sembra ieri il primo giorno, a incasellare le persone dagli abiti, dalla voce, dallo sguardo. Ingorda di capire chi mi circondava. Cambiare idea, rapidamente.
E poi trovarsi travolta. In una piccola aula, sarò io che mi innamoro di queste piccole cose, o delle grandi sorprese. In una piccola aula, una altrettanto piccola famiglia da cui difficilmente mi separo.
Sembra ieri a dire e pensare che tre mesi sono tanti, troppi. Oggi a credere che siano volati.
Con i ritardi, immancabili, del diretto 34114. Con il mercato, del lunedi, con le cinture, che da noi mica le troviamo a cosi poco. Con L. che al mercato non capisci bene dove sia finita, con D. che colazione, spuntino e pranzo non li fa mai e ti domandi come faccia ad usare ancora il cervello. Con la cintura della Golf, che L., se non la metti, trilla fino a dopodomani. Con i posti sempre decisi, ed è inutile confondersi, io a sinistra, tu a destra, e tu davanti. Con gli aranci, i mandarini, i cruciverba che prima li facevo io, e poi mò vengono solo a D. Ed è inutile L. che poi vieni verso Brignole, tu devi andare in là, prendi il bus, che vai a casa tua, o se vuoi venire con noi, benvolentieri. Che tra l’altro a Principe ci sta anche il Nestea, senza tappo, che te lo danno solo quando il tuo treno è in partenza, ma è comunque buono.
E la porta, la porta di poios, che quante volte devo scrivermelo, non si spinge, da fuori si tira. E il muretto, che ormai per un po di sole a mezzogiorno devi andare dall’altra parte.
Oggi è stato il vero ultimo giorno del corso di WebDesign. Abbiamo ancora due settimane di burocrazie. Ma sono gli sgoccioli, quelli che ti fanno capire quando le cose finiscono, quelli che ti mettono un po di amaro in bocca.
Allora uscirò ancora dalla porta,quella che da fuori non mi ricordo proprio se si tira o si spinge. Uscirò tutti i giorni che rimangono. E avida di tutto riguarderò tutto Piazzale Olimpia per portarmelo sempre un po’ dietro.
Grazie, sì, vi voglio bene.
Funeral Blues
Stop all the clocks, cut off the telephone,
Prevent the dog from barking with a juicy bone,
Silence the pianos and with muffled drum
Bring out the coffin, let the mourners come.Let aeroplanes circle moaning overhead
Scribbling on the sky the message He is Dead.
Put crepe bows round the white necks of the public doves,
Let the traffic policemen wear black cotton gloves.He was my North, my South, my East and West,
My working week and my Sunday rest,
My noon, my midnight, my talk, my song;
I thought that love would last forever: I was wrong.The stars are not wanted now; put out every one,
Pack up the moon and dismantle the sun,
Pour away the ocean and sweep up the woods;
For nothing now can ever come to any good.
W.H. Auden

