Zenone rox

Leggi/commenta | Postato il 17 gennaio 2007 | Categoria: Everyday, Something about me | Tag:

Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; Achille percorre quel centimetro, la tartaruga percorre un millimetro; Achille il millimetro, la tartaruga un decimo di millimetro, e così all’infinito; di modo che Achille può correre per sempre senza raggiungerla

Oltre che un paradosso, quello di Zenone, è anche un protocollo di sopravvivenza. Dunque, partiamo dal fondo della settimana. Se il venerdì io lavoro solo al mattino, io vivrò il giovedì un po come se fosse il mio ultimo giorno. Tecnicamente, se il giovedì diventa il mio ultimo giorno di lavoro, allora il mercoledì è il penultimo, con tutto quel carico di aspettativa che di solito si riserva al giovedì sera. Ma il mercoledì è il giorno in mezzo alla settimana, che è pur sempre un giro di boa. Quindi il martedì è il giorno prima del giro di boa e dopo il quale tutto è in discesa. Allora visto che il martedì è solo e semplicemente il secondo giorno di lavoro dopo il traumatico lunedì, mi basterà pensare di dover lavorare e stancarmi solo il lunedì. Questo nella teoria. E nella pratica? Funziona? Bè, tutto sommato un po sì. Magnifico no? E oggi è già mercoledì!

Zeitg3ist 06

Leggi/commenta | Postato il 31 dicembre 2006 | Categoria: Something about me | Tag: , , , ,

Were you born to resist or be abused?
Is someone getting the best, the best, the best, the best of you?
Is someone getting the best, the best, the best, the best of you?
Are you gone in onto someone new?

Foo Fighters

Copio Google e così cco il mio Zeitgeist del 2006, quello che ancora scrivo nelle date sbagliando l’ultimo numero.

  • amicizie. L_D
  • laurea
  • lavoro
  • burnOut. Canon.
  • Franc3s, forse. Ovvero una nuova me.
  • Sahara
  • il focolare, fino a quando non ci dai importanza, e quando capisci che ce la devi dare per forza, altrimenti come fai.
  • grandi riflessioni
  • e grandi speranze

In particolare…

-Miglior momento: ho letto che molti ricordano la laurea come il miglior momento dell’anno.. in effetti è un momento di consacrazione, ma non riesco a vederlo come il mio momento dell’anno. Preferisco pensare a quella piccola infinità di bei momenti passati in compagnia delle persone che adori e che rendono un anno fatto per essere vissuto..
-Momento più brutto: pochi giorni dopo la laurea, quando una fatto di salute su una persona di famiglia mi si è scagliata contro.
-Applicazione Web 2.0 dell’anno: credo Del.icio.us, almeno per quanto mi riguarda. Apre un universo di conoscenza prima impensabile.
-La più grande soddisfazione sul lavoro: oddio, a lavorare ho iniziato solo ora Diciamo che per la carriera universitaria sicuramente il giorno della laurea (eh si, dai), con tutta la gente ad ascoltarmi e i miei 8 punti su 8 di tesi. Sul lavoro qualche piccolo apprezzamento su alcuni lavori.
-Film dell’anno: Credo sia del 2004, ma ho cominciato a vedere locandine in giro sono nell’anno passato. Un film pazzesco, che consiglio a tutti: Crash.
-Serie TV: vado per il vintage: Friends, di cui mi sto lentamente procurando le serie complete. Ma anche Scrubs. L’adoro.
-Libro dell’anno: E anche questo non è dell’anno. Ma è Seta, da quando è uscito, è il libro di ogni mio anno.
-Canzone dell’anno: Tante, troppe come sempre. Forse Purple di Skin.
-Novità nella blogosfera italiana: mancavo da molto nella blogosfera, l’avevo lasciata quando, come si direbbe oggi, era ancora allo stadio 1.0. E poi per effetto di discostamento, me ne ero curata molto poco.. Per me la novità è già indietro, comunque.
-Scoperta dispendiosa dell’anno: il grandangolo per la Canon
-Momento musicale dell’anno: il concerto dei Depeche Mode. Per chi ha trovato i biglietti, maledizione.

Buon 2007 a tutti, take care.

Pubblicità e profumi: la costruzione dell’immateriale (laurea triennale)

Leggi/commenta | Postato il 20 novembre 2006 | Categoria: Mkt, Adv e Comunicazione | Tag: , , , ,

Articolo pubblicato su Tesi Online – sezione Economia il 20/11/2006: link

Analizzare la pubblicità dei profumi significa analizzare la pubblicità in generale. Questa infatti nasce come strumento immateriale in qualità di produttrice di senso ed è essa stessa un mercato. Un mercato che vende idee e solo di conseguenza prodotti, diventati, attraverso il processo pubblicitario, valori di essere più che d’uso. La necessità funzionale infatti, non è la sola motivazione che spinge un consumatore verso una preferenza piuttosto che un’altra, più spesso i significati mediati dalla pubblicità non sono immediatamente disponibili nella definizione stessa del bene materiale e occorre perciò ancorarsi a un immaginario sociale già consolidato o, meglio ancora, crearne di nuovi ad hoc. Come insegna Roland Barthes, gli accostamenti tra significati culturali e significati non già prestabiliti appaiono ai consumatori, naturali e ovvi: ecco come viene a crearsi, attraverso volti e situazioni, quello che Corrigan chiama passaggio di senso. La pubblicità diventa quindi un ambiente in se stessa o di se stessa e produce una raffigurazione ridotta e semplificata della realtà sociale in cui si creano esemplificazioni dei vari ruoli sociali, irreali ma fortemente comprensibili. Si tratta di quel fenomeno che Goffman chiama iperritualizzazione.

Il mercato dei profumi, nella fattispecie, non vende funzioni, ma sensazioni e modi di essere. Chiaramente la pubblicità dei profumi non potrà che allontanarsi da dimostrazioni di usi pratici, e sempre più si avvicinerà ad un polisensoriale suggerimento di atmosfere, umori e situazioni. Questo stabilisce paradossalmente la priorità della pubblicità rispetto al prodotto stesso: sarà la rappresentazione del profumo a farne la differenza, piuttosto che la fragranza in sé.

L’innovazione del mondo pubblicitario avviene con quella che Triani chiama Unique Selling Emotion. La USE si contrappone a quella che negli anni Quaranta veniva denominata Unique Selling Proposition: mentre in passato di un messaggio si sarebbe ricordato solo un aspetto, materiale, oggi se ne ricorda solo l’emozione provata. E’ la marca, nella maggior parte dei casi, a comunicare e trattenere questa emozione. La marca, il brand, nata come funzione mercantile, oggi si identifica con una persona ed è capace di comunicare “tutto il carico immaginario e onirico di una filosofia”. Il mindmark promuove quindi valori, stili di vita e talvolta perfino eventi, ma perché le emozioni, labili di natura, rimangano ancorate alla tradizione culturale e simbolica di un’azienda, il brand va curato e mantenuto. La relazione emozionale col cliente, come la chiama Triani, si perpetua producendo dei discorsi in cui ogni elemento, dal package all’ambiente comunicativo, concorre a produrre senso. Il discorso del brand è quindi una vera e propria narrazione composta da diversi attori e soprattutto, da diversi livelli. Un’analisi più specifica si può trovare nella tesi dell’autrice in cui vengono analizzati, nella loro natura e in alcune manifestazioni pratiche, i tre livelli (profondo, narrativo e di superficie) entro cui si genera il significato.

Da un punto di vista strettamente industriale insomma, siamo tutti consci che un profumo sia solo un profumo, ma nel momento in cui il suo nucleo di identità acquisisce un valore, questo lo si può attribuire ad ogni sua manifestazione d’essere. La marca, inserita nella natura dei valori, sdogana il prodotto dal suo essere razionale, e lo rendo un oggetto sociale a sé stante. La qualificazione simbolica riflette il valore desiderato e si ripercuote, come già detto, in tutta la sua immagine. Gli atti di questo discorso vanno però percepiti dai clienti perché essi si rivelino funzionali. Solo la capacità di evolvere il proprio discorso in accordo con la tradizione dei propri valori permette di perpetuare una posizione dominante e attiva sul mercato, il tutto in una continua contrattazione di senso tra l’azienda e la clientela.

Posizionamento del brand, qualità dell’immagine e del discorso non sono comunque sufficienti per sedurre il consumatore. Consapevole dell’importanza delle emozioni, il consumatore non vuole celare questa forma di giudizio personale. L’azienda deve saper dialogare attraverso le emozioni e le passioni in una struttura facilmente comunicabile, e quindi strettamente narrativa.

L’Emotional Branding, così come il Marketing Aesthetics, sviluppa due livelli opposti, ma complementari -quello estesico-patemico e l’intreccio del racconto- segnando, di fatto, l’affermarsi delle sensazioni sul piano delle scelte di consumo.
In definitiva, la sfida -oggi più che mai- si configura, non più tra i prodotti, ma tra le diverse percezioni degli stessi.

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Italian Detroit

Leggi/commenta | Postato il 11 novembre 2006 | Categoria: Fotografia chiaccherona, Genova | Tag: ,

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli
in quell’aria spessa, carica di sale, gonfia di odori,
lì ci troverai i ladri, gli assassini e il tipo strano,
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

Genova, italian detroit. (Olympus C350Z)

Un ironico sogno americano quello dei Giardini Baltimora. Un piccolo paradossale verde circondato da tetri e orrendi e alti edifici grigi e marroni. Strutture che negli anni 70 andarono a sostituire casine e casini color pastello di “via Madre di Dio e dintorni” (nonchè la casa di Paganini) ricolme di vita e storia. Un luogo, neanche troppo ironicamente, ri-battezzato “Giardini di Plastica” dove è bene tenersi lontani oltre la chiusura degli uffici antistanti. Il prodotto degli anni 70/80, del grigio e del piombo da cui in realtà sono terribilmente affascinata. Gli errori tragici della storia: sognavano la ‘gloriosa economia americana’ gli urbanistici che pensarono a Baltimora nella costruzione di questo anfratto dove la luce filtra solo lievemente?

Genova è così, orrenda e magnifica. Stupenda in ogni suo angolo diverso da qualunque altro.  E io la adoro senza ritegno.

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