
(via http://www.foxtrot.com/2010/03/03212010/)
E’ da ieri che si parla e parla dell’articolo sul blog di Apple con cui Steve Jobs ha definitivamente sancito la chiusura di Apple a Flash. In una lettera aperta intitolata dal naif “pensieri su Flash” ha esposto le cinque ragioni fondamentali per il cosiddetto “flashblock”:
- Flash è un sistema chiuso. Se anche Apple lo è per quanto concerne il lato software, un approccio di questo tipo è improponibile (soprattutto oggi) per il web. Infatti CSS, Javascript e Html sono linguaggi aperti, in particolare Jobs si focalizza sull’Html 5 che definisce il nuovo web standard, controllato tra l’altro da un comitato di cui fa parte anche Apple.
- Sebbene Adobe accusi Jobs di impedire agli utenti di iPad, iPhone e iPod di visualizzare circa il 75% dei contenuti web (personalmente mi sembra un numero un po’ alto), Jobs fa notare come il recente formato h.264 sia ormai diffusissimo e permetta di fruire oltre al diffusissimo YouTube, anche Vimeo, Netflix e presto anche Facebook che finalmente aprirà il supporto ad Apple nella sua applicazione. Per quanto riguarda i giochi invece, l’App Store con centinaia e centinaia di applicazioni, spesso gratuite, scaricate dimostra che Flash non è necessario per fornire contenuti multimediali.
- Senza tanti giri di parole Steve Jobs afferma che Flash non è affidabile. Su Mac ha da sempre prodotto problemi e lo stesso dicasi per i dispositivi mobili. A supporto di questo, Jobs ricorda il coinvolgimento di Symantec che nel 2009, proprio a proposito di Flash, aveva decretato il peggior livello di sicurezza.
- Jobs passa poi a un’accusa di tipo tecnico affermando che l’adozione da parte di Adobe di h.264 non è stata implementata correttamente in quanto la codifica avviene nel modo errato, in un modo che consuma quasi del doppio la batteria dei dispositivi Apple rispetto all’adozione corretta di questa tecnologia.
- La penultima ragione è dal mio punto di vista di sviluppatrice web molto importante. Jobs evidenzia come la tecnologia Flash sia adeguata a un approccio mouse, ma non adatta ai dispositivi touch. Rendendosi necessaria una revisione di questo approccio, Jobs ritiene dunque che sia più fruttuoso incanalare queste energie nell’utilizzo delle nuove tecnologie, ovvero i già citati Css, Js e Html5.
- L’ultima ragione è per Jobs la più importante: Apple non vuole aiutare Adobe a scrivere app per iPhone, fatto che tra l’altro ostacolerebbe il progresso della piattaforma; l’obiettivo di Apple è aiutare a produrre applicazioni e contenuti multipiattaforma.
Steve Jobs conclude scrivendo che la valanga di applicazioni e possibilità disponibili sui dispositivi Apple dimostra che Flash non è più necessario e che Flash è stato un grande prodotto per l’era del PC, ma occorre rendersi conto che quell’era è finita per lasciar posto a quella dei dispositivi mobili (low power e touch) e dei formati aperti. Jobs conclude con una provocazione a tutti gli effetti invitando Adobe a concentrarsi maggiormente sulla produzione di strumenti funzionali, piuttosto che perdere il proprio tempo criticando Apple.
La risposta di Adobe non si è fatta attendere: l’azienda pur affermando che sta lavorando su nuove piattaforme, ha contrattaccato Apple accusandola di imporre limiti oppressivi agli sviluppatori.
Penso che questa telenovela inviti a riflettere sul significato di linguaggio e software aperto, sul punto in cui finisce il profitto aziendale o personale e soprattutto su quando entra in gioco la libertà del consumatore di fruire e produrre contenuti, nonchè sulle necessità del progresso tecnologico.
Rif: http://www.apple.com/hotnews/thoughts-on-flash/


Diciamo che Apple si sta trincerando dietro concetti molto sensati e nobili come software libero e standard aperti (che meglio calzerebbero su Google o Mozilla) per creare una cortina fumogena di marketing.
Apple è da sempre una società che crea grandissimi prodotti ma riesce a farlo proprio perché cerca e spesso ottiene il controllo più ferreo sul hardware e software. Ne è la prova proprio iPhone che all’inizio non doveva supportare applicazioni di terze parti ma solo web apps; se Microsoft tenesse lo stesso atteggiamento ci incazzeremmo tutti e li additeremmo come dittatori.
Su un punto però Jobs ha assolutamente ragione e cioè sul fatto che frapporre un layer intermedio rappresentato da Flash sarebbe a dir poco limitante perché gli sviluppatori dovrebbero attendere che la maledetta Adobe, sempre poco sollecita a chiudere bug ed aggiornare le sue piattaforme, aggiornasse gli strumenti per farli correre al passo dell’sdk originale.
Inoltre un software che genera codice in automatico non potrà mai essere valido come una persona che lo crea di prima mano; basti guardare le schifezze che inevitabilmente genera dreamweaver o ancor peggio photoshop.. Finiremmo per avere codice sporco ed approssimativo mentre su un dispositivo mobile tutto dovrebbe essere estremamente ottimizzato.