Vedo oggi la campagna di Durex chiamata “Love is blind”, è stata creata da Samuel Michael, vincitore del contest Durexhibit che Durex ha lanciato.
Un’azione ultimamente piuttosto in voga è proprio quella di affidare agli utenti della rete la creazione di un logo, di una campagna o comunque di un prodotti di comunicazione (un caso italiano è stato il restyle del logo Upim). Di solito viene messo in palio un premio finale che stimoli la partecipazione e che costituisca una ricompensa al lavoro fatto.
Affidare agli UGC e alle community questo tipo di attività è un evidente segnale di apertura verso la rete che l’azienda da di sè e permette di generare un certo buzz, ma questo non deve diventare un pretesto per risparmiare. Una campagna come quella di Durex ad esempio sarebbe potuta costare, tramite agenzia o free lance, molto molto di più del premio finale dato al vincitore (500 dollari più 200 dollari in prodotti Durex).
Il rischio che la qualità non sia soddisfacente è alto: con contest di questo tipo manca un vero affiancamento azienda – agenzia di comunicazione con un piano creativo e strategico, non c’è feedback da parte del cliente in corso d’opera, inoltre non v’è certezza sulla qualità finale. Nel caso della campagna Durex, chi conosce Wordboner.com individuerà da subito il riferimento tipografico. Il prodotto finale nel caso di Durex è brillante, d’impatto, ironico, fresco e simpatico, ma come la mettiamo con la scopiazzatura?


