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ABA su Twitter, ma…

Postato il 22 marzo 2010 | Categoria: Mkt, Adv e Comunicazione | Tag: , ,

Leggo da  Giovanna Cosenza di un’interessante campagna di ABA (Associazione per lo studio e la ricerca sull’anoressia, la bulimia e i disordini alimentari).

Con l’obiettivo di sensibilizzare massivamente sul tema dei disturbi alimentari, si è scelto di utilizzare un canale internet preferenziale come Twitter per diffondere i messaggi di ringraziamento e speranza raccolti nei vent’anni d’attività.

Si tratta di una iniziativa nascente, a giorni seguirà la campagna stampa.

Bio L’ABA celebra i suoi 20 anni anche su Twitter. Con le voci delle tante persone guarite da anoressia e bulimia. Un twit al giorno, di ottimismo e fiducia.

http://twitter.com/AssociazioneABA

Pur ritenendo l’iniziativa un’interessante modalità per creare consapevolezza e condividere piccole ma importanti esperienze, mi sembra che manchi qualcosa..

Mi chiedo.. ma il brand è riconoscibile? Nelle immagini sottostanti ho raccolto il bel logo dell’evento e un’immagine del sito web dell’associazione. Personalmente stenterei a collegare l’uno all’altro.

E mi chiedo ancora.. che differenza c’è tra l’elenco delle esperienze copiateincollate su Twitter e gli stessi contenuti inseriti in una normale e statica pagina del sito web istituzionale? La visibilità che può dare Twitter? Ma quella è minima finchè non ci sono i contenuti! Non sarebbe stato meglio creare un hastag al quale avrebbero potuto scrivere decine e decine di persone, magari anche contattate dagli archivi personali di ABA? Non sarebbe quello stato un vero modo per condividere esperienze con un certo grado di fiducia da parte di chi legge e con un certo livello di interazione da parte di tutti i portatori di interesse? Che affidabilità mi danno dei messaggi di partecipazione incollati senza riferimenti alcuno sullo streat di ABA?Questo non è social networking!

Certo la campagna è solo all’inizio, ma pare che l’inizio sia la fase più importante (e difficile) di questo tipo di azioni virali. Si chiama seeding: è la fase di start, quella che deve innescare una bomba che poi andrà avanti da sola, consiste nel sollecitamento di quelle dinamiche che poi favoriranno la diffusione naturale e  moltiplicata di un certo messaggio.

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